Computer per Hobbysti e la rivoluzione dell’Altair

 

 

Nel 1975 la rivista Popular Electronics pubblicò un numero con in copertina un oggetto mai visto prima e che costava solo 397 dollari. Dalla piccola azienda sgangherata di Albuquerque (Nuovo Messico), chiamata MITS (Micro Instrumentation and Telemetry Systems), il proprietario Ed Roberts aveva sfornato, per davvero, un computer. Piccolo, in kit da montare (per un centinaio di dollari in più lo si potava avere già montato), l’ALTAIR 8800 si presentava avvolto da un guscio azzurro acceso, con degli interruttori per programmarlo in binario e delle lucette che mostravano i risultati sul pannello frontale. Il suo nome derivava dalla stella verso la quale l’Enterprise di Star Trek si stava dirigendo nell’ultima puntata che aveva visto la figlia di Les Solomon, direttore della suddetta rivista. L’ALTAIR divenne un oggetto del desiderio dei sudditi dell’informatica. La prima versione era costruita utilizzando un microprocessore Intel 8008, che però fu presto sostituito con un Intel 8080 più veloce. La sua memoria era molto piccola (256 Byte, 1 Byte = 8 bit), non aveva device (dispositivi) di input o output al di fuori di luci ed interruttori, ma non era un problema, era un computer e tutti non vedevano l’ora di averlo; il conto della MITS passò in tre settimane da un valore negativo ad un plus di 250.000 dollari. Essendo un computer per hobbisti, l’Altair poteva considerarsi una macchina funzionante ma vuota. Non aveva un sistema operativo come i computer attuali e si poteva programmare, per allora, solo direttamente in codice binario, anche se già la Mits aveva intenzione di definire un BASIC adattato alle esigenze dell’Altair. Il BASIC (Beginner’s All purpose Symbolic Instruction Code, in italiano Codice di istruzioni simboliche di uso generale per principianti) è uno dei primi linguaggi di programmazione “ad alto livello”, cioè con istruzioni più simili al linguaggio umano e non più a quello macchina. Un tipo di linguaggio che richiedeva sì più sforzo alla macchina per interpretarlo, ma permetteva poi l’esecuzione di operazioni molto più complesse, e volendo anche più “virtuosistiche”, rispetto a quelle date direttamente in binario. Per far si che la macchina interpreti un linguaggio di alto livello, occorre eseguire un “Compilatore”, un programma di supporto, solitamente specifico per ogni linguaggio, che traduce da alto a basso livello. Il primo linguaggio ad alto livello fu il FORTRAN (FORmula TRANslating), sviluppato presso l’IBM da John Backus nel 1954 per il calcolatore IBM 704 EDPM e anche questo aveva il suo compilatore, che fu distribuito dal 1956.

Nella primavera del 1975, due giovani studenti universitari di Seattle, Bill Gates e Paul Allen, telefonarono alla Mits proponendo ad Ed Roberts un interprete (compilatore) Basic per il suo Altair 8800. Stando a ciò che diceva Roberts, i due studenti cercarono di sviluppare in un minor numero di righe di codice possibile (Gates in questo era un maestro) un interprete che potesse stare nella piccola memoria dell’Altair, lasciando così lo spazio necessario al programma del futuro utente, vincendo così la gara per il Basic dell’Altair sui vari partecipanti. Per ottenere questo i due si basarono sui manuali del chip Intel 8080 e sull’articolo di Popular Electronics, utilizzando in maniera “alternativa” le istruzioni dell’8080. Quando Allen portò ad Albuquerque il nastro con il Basic, quest’ultimo non era ancora pienamente efficiente, ma Roberts ne fu comunque impressionato e li assunse per svilupparlo appieno. I due intuirono la ricchezza che avrebbero potuto ottenere con un prodotto del genere: il loro Basic, infatti, era nato per quello scopo. Una volta che il Basic per l’Altair fu definito e pronto alla vendita accadde però un episodio significativo. Il giorno della sua prima presentazione presso il Rykyes Hyatt Motel, sull’El Camino Real di Palo Alto, vi si riunirono vari hacker hobbisti, tutti in attesa di questo nuovo prodotto della Mits: erano possessori di un Altair (e frequentatori della congrega hacker nata in quell’anno chiamata “HOMEBREW COMPUTER CLUB”), ma non avevano ancora potuto fare niente con esso. Dopo la presentazione che dimostrava a tutti che il Basic per l’Altair funzionava e che questo prendeva vita, a fine giornata, qualcuno raccolse da terra un nastro di carta dimenticato. Su questo nastro vi era proprio il Basic di Gates e Allen presentato quel giorno. Cosa fare era una decisione semplice: secondo l’etica hacker l’informazione era libera e così come la condivisione dei saperi, per cui la cosa giusta era copiarlo e distribuirlo. In fondo la MITS aveva già guadagnato una buona somma grazie al Basic e non avrebbe subito danni economici. Inoltre, non aveva senso mettere una barriera tra un hacker e uno strumento per esplorare, migliorare e costruire dei sistemi. Fu così che in pochi giorni il Basic dell’Altair fu in libera circolazione ancora prima dell’uscita ufficiale e varie copie ne vennero distribuite al successivo meeting dell’Homebrew Computer Club con l’entusiasmo di tutti gli hacker, tutti tranne due: Gates e Allen. Infatti, vendendo il loro Basic alla MITS ne avrebbero poi guadagnato una percentuale per ogni copia venduta, ma dato ciò che era successo, le verdi banconote non le avrebbero mai viste. Gates infuriato scrisse una lettera pubblicata sulla newsletter dell’Altair e anche su quella dell’Homebrew Computer Club, dove accusava di furto e pirateria gli hobbisti. L’aveva infatti intitolata “Lettera aperta sulla pirateria”, dove in maniera poco velata denunciava che il programma “non era stato comprato”:

<<…Perché questo? La maggior parte degli hobbisti deve essere avvisata

che voi gli state rubando il software. L’hardware deve essere pagato,

al contrario il software è qualcosa da condividere. A chi importa se le

persone che vi hanno lavorato sopra non verranno pagate?…>>

 

Da qui si instaurò un brutto clima nella comunità hacker, perché di fatto, non si trattava più di software ideati magari per un computer come il PDP-1, di cui erano stati costruiti in tutto una cinquantina di esemplari gestiti da grandi istituzioni, di cui il grande pubblico non se ne sarebbe fatto nulla, ma si trattava ora di un numero molto elevato di computer e a chiunque sarebbe venuta l’idea di guadagnarci. Nessun hacker vedeva qualcosa di sbagliato in questo, ma,  allo stesso tempo, impedire la libera diffusione di uno strumento significava ignorare uno dei pilastri della loro etica. Nonostante questo avvenimento,  Gates e Allen andarono avanti fondando la MICROSOFT, si distaccarono nel 1977 dalla MITS e vendettero il loro Microsoft Basic, rendendolo disponibile per una gran varietà di piattaforme hardware. Alla fine del 1978 registrarono incassi per più di 1,3 milioni di dollari.

 

Sulla scia della “stella di Star Trek”, nello stesso anno, un altro oggettino voleva inserirsi nella vita di tutti i giorni: l’IMSAI 8080, macchina che utilizzava la stessa CPU dell’Altair. William Millard, ingegnere, ebbe l’idea di utilizzare più processori parallelamente creando così HyperCube, un super-computer: per farlo si basato basò sull’Altair 8800, di cui se ne sarebbe dovuto procurare alcuni. Il fatto però che la MITS gestisse in modo poco curato le sue vendite, soprattutto nel confronto dei clienti, pretendendo il pagamento anticipato e un’attesa di minimo 90 giorni per l’invio del prodotto che solo forse sarebbe avvenuto, fece cambiare idea a Millard che decise di creare da solo il proprio computer fondando la IMS Associates nel 1972, per cui Altair era arrivato poco dopo l’IMSAI 8080. Anche questo computer era venduto in kit, da assemblare o già assemblato, ed era racchiuso in un cabinet metallico dipinto con il tipico “IBM blue”, colore che più degli altri donava un aspetto professionale (allora l’IBM era un simbolo di potenza). La parte frontale era caratterizzata da due file di interruttori blu e rossi che servivano, come per l’Altair, a gestire direttamente i byte della memoria. C’era tuttavia una possibilità più comoda: la IMS forniva un programma su nastro perforato per la compilazione di software personalizzati. Bisognava impostare sugli interruttori dell’IMSAI 8080 i singoli bytes che definivano un loader, cioè un insieme di istruzioni che preparava il computer a eseguire un programma, poi tramite l’uso di una macchina speciale si doveva leggere il nastro perforato con il programma di compilazione. A questo punto era possibile scrivere il proprio programma, eseguirlo in memoria e “salvarlo” di nuovo sul nastro perforato per un utilizzo futuro. Presto poi si resero disponibili lettori di dischi da 8 pollici e schede aggiuntive che facilitarono ogni operazione.  A questo proposito, una doverosa citazione è il film “WarGames” del 1983 diretto da John Badam, dove un ragazzo di nome David J. Lightman, interpretato da Matthew Broderick, studente mediocre con la passione dei computer, soprattutto dell’hack telefonico, per un malinteso entra in comunicazione con il W.O.P.R., un cervellone elettronico che gestisce le testate nucleari degli Stati Uniti. E tutto questo accade in piena guerra fredda. Il mezzo che consente a David di creare il guaio è proprio un’IMSAI 8080, completo di monitor, tastiera e lettore di “flopponi”.

L’era degli “Home Computer” era iniziata. Nel giro di soli due anni vennero presentati al pubblico delle micromacchine della stessa potenza dei vecchi Mainframe IBM, che consentivano di calcolare, giocare, gestire dati e soprattutto “smanettare” in casa propria. Non era più il tempo dei Giganti governati da uno stuolo di addetti in camice bianco e cravatta. Ora chiunque si sarebbe potuto improvvisare hacker o semplicemente avrebbe potuto giocare con un videogioco. Elementi chiave di questa rivoluzione saranno SOL e APPLE II, oggetti bellissimi e magici.

Lee Felsenstein, mastro hacker dell’hardware fu un sognatore di un sapere condiviso. Community Memory (CM) fu il suo progetto rincipale principale più importante: un terminale ad uso e consumo di tutti, da usare come mezzo di condivisione per qualunque tipo di informazione come annunci, proposte o solo battute. Felsenstein l’aveva costruito nel 1973 e l’aveva posizionato in un foyer al secondo piano di un edificio malridotto a Berkeley, CA. Negli anni successivi, il CM fu abbandonato, ma Lee Felsenstein non perse l’ispirazione per questo tipo di progetto. Il suo successivo progetto, infatti, anche se alla fine mai costruito, si sarebbe chiamato Tom Swift Terminal, in onore al personaggio letterario di una serie cominciata intorno al 1910 che faceva vivere a personaggi storici della tecnologia storie di fantascienza. Frequentatore e riferimento nell’Homebrew Computer Club, Felsenstein ricevette la proposta da parte di Robert Marsh della Processor Technology (PT), una ditta fondata insieme a Gary Ingram nel 1975 con scopo principale di creare espansioni per l’Altair, di realizzare il Tom Swift Terminal. La PT avrebbe finanziato la parte del monitor. In soli tre mesi, Felsenstein creò un prototipo funzionante: il VDM (Video Display Module). La sua uscita video era in bianco e nero e al posto dei dot (i punti luminosi dello schermo) utilizzava simboli alfanumerici. Il microprocessore al suo interno era un’Intel 8080, come per l’Altair, solo che Felsenstein era riuscito a farlo lavorare in modo diverso sfruttando la velocità del microchip per far si che la memoria del computer fosse ripartita tra compiti di elaborazione e di visualizzazione. Il VDM era una perfetta combinazione tra computer-telescrivente e monitor e piacque molto, in particolare a Les Solomon, come già detto, direttore di Popular Electronics, il quale suggerì di trasformare il VDM in un computer completo. Iniziò così la realizzazione del SOL. Il nome SOL, infatti, fu scelto in onore di Les Solomon, nel cui garage avevano provato il primo prototipo finto: una tastiera in un involucro blu con fianchi in noce dalla forma slanciata, e pronto all’uso. Il SOL rappresentava il futuro e, soprattutto, era di genesi hacker. Il SOL venne presentato anche in televisione al Tomorrow Show di Tom Snyder con caricato “Target!”, un videogioco dove si dovevano distruggere astronavi aliene disegnate in caratteri alfanumerici che atterravano minacciose sul suolo. Il conduttore rimase letteralmente incollato allo schermo.

 

 

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