OPEN SOURCE _  Da CopyRight a CopyWrong: la rivolta GNU

 

 

Mentre nel mondo esterno i computer arrivavano a casa della gente, dando a tutti l’opportunità di fare hacking, il monastero del nono piano del Tech Square si chiudeva sempre di più, nel tentativo di non farlo entrare. Ma era inevitabile. Nell’A.I. Lab erano ormai rimasti pochi degli hacker del TX-0 e del PDP-1, anzi attorno al 1975 quando si formava l’HCC vi erano rimasti solo Richard Greenblatt e Tom Knight accompagnati da nuovi giovani hacker. Lavoravano, in particolare, sul progetto di Greenblatt per una macchina tutta hacker, una macchina che non utilizzasse Time-sharing,  con un’architettura aperta e che lavorasse in linguaggio LISP, il linguaggio per intelligenza artificiale che Zio John McCarthy aveva sviluppato quasi vent’anni prima. Il Lisp era un linguaggio piuttosto laborioso per la macchina, però era flessibile nella programmazione e soprattutto era stato sviluppato al fine di rendere il computer in grado di imparare. Sarebbe stato il massimo per un hacker lavorare con una macchina così potente e “intelligente”e la cosa ancora più gratificante era che l’utente ne avrebbe avuto un controllo totale. Inoltre, in quel periodo Arpanet era stata attivata e, ovviamente, il PDP-10 sul quale lavoravano ora gli hacker dell’MIT vi si era connesso; questo consentiva anche di hackerare a distanza oltre che scambiare informazioni con gli hacker agli altri nodi. Sembrava perfetto, ma grandi sistemi richiedono grandi spese e quando il demonio del soldo, a braccetto con quello del segreto industriale, arrivano a far visita “è un casino”. Molti hacker, come già detto, se n’erano andati: chi lavorava in California come Stew Nelson e Peter Samson, chi invece metteva su delle piccole aziende, come David Silver che ora era a capo di una piccola azienda di robotica a Cambridge. I tempi erano cambiati per tutti ormai, perfino Greenblatt aveva cominciato a curare un minimo il suo aspetto e a considerare e corteggiare le donne, ma nonostante ciò continuava a programmare come un drago e fantasticava sul futuro del suo MacLisp, tanto che stava cominciando a pensare di mettere su una società che se ne occupasse, una società però basata sullo stile hacker. Ma era evidente che non era possibile, non solo per la difficoltà di dirigere una società con l’anarchia, ma anche perché i nuovi hacker che lavoravano con Greenblatt, non erano come i precedenti. Amavano le macchine, ma non accettavano la mancanza di calore umano, che da sempre aveva caratterizzato le ore di lavoro al nono piano. Greenblatt, anche se più curato nell’aspetto, era sempre quello che faceva quello che doveva essere fatto, senza lasciare spazio ad altro e per questo non avrebbero mai lavorato in una società sotto Greenblatt. A quel punto arrivò Russel Noftsker, l’ex amministratore dell’A.I. Lab che dal ‘73 se n’era andato, pure lui, in California per mettersi in affari. Lui e Greenblatt parlarono della sua idea di azienda anarchica in stile fai-da-te e fuori dalle tipologie di business tradizionale, ma per Noftsker era davvero un’idea poco realizzabile e questa idea stava crescendo anche in alcuni hacker del Lab. Arrivò così l’aspra rottura: Noftsker e altri fior fior di hacker, tra cui Bill Gosper, formarono la SYMBOLICS, mentre Greenblatt e pochi altri restarono all’A.I. Lab formando la LMI (Lisp Machine Incorporated). Entrambe a Cambridge, fisicamente vicine, ma ormai separate totalmente. Vecchi compagni di lavoro che, come disse una volta Ed Fredkin, un ex professore dell’MIT, “si amavano”, ma ormai non si rivolgevano più la parola e tutto questo perché la magia che avevano scoperto e condiviso negli anni precedenti ora era diventata un segreto industriale.

Uno spettatore di tutto questo, e che soffrì molto per questi accadimenti, fu Richard Stallman. Arrivato all’MIT nel 1971, dodici anni prima della tragica scissione Lmi/Symbolics. Lui all’epoca rimase alla Lmi, ma solo per poter compiere la sua missione di “ultimo hacker”. Anche lui da bravo vero hacker fin da piccolo era affascinato dall’elettronica e dai computer, tanto che quando arrivò all’MIT ebbe una rivelazione quando vide il Tech Square, un luogo dove si viveva per hackerare e si hackerava per vivere. Era decisamente affine all’etica hacker: infatti, la cosa che apprezzava di più del Tech Square era che non c’erano ostacoli artificiosi, quelle palle al piede che rendono difficile svolgere qualsiasi tipo di lavoro come la burocrazia, la segretezza, il rifiuto della condivisione con le altre persone. Per lui l’anarchia che vi regnava era di tipo costruttivo, era cooperazione. Uno dei suoi primi programmi realizzati presso il Lab fu “Emacs”, un programma di editing di testo che permetteva agli utenti di modificarlo come volevano, personalizzarlo e migliorarlo senza limiti. Distribuiva “Emacs” a chiunque fosse interessato, con la sola condizione che questi avrebbero poi condiviso tutte le eventuali modifiche e miglioramenti, ed anche come li avevano realizzati, con tutti gli altri utenti: “dato che lo condividevo, era loro dovere condividerlo… l’uno con l’altro”. Emacs divenne il programma di editing usato nella maggior parte delle università, pur restando totalmente hacker. All’MIT si sentiva nel posto giusto per lui, ma il sogno ad occhi aperti durò poco: infatti, come passavano gli anni le abitudini del mondo esterno incalzavano nel Lab. Un primo segnale della minaccia fu l’inizio dell’utilizzo delle password sulle macchine per utenti registrati. Stallman, o RMS come gli piaceva farsi chiamare, non capiva il motivo dell’uso delle password, che oltre ad essere inutili per gli utenti abituali, che da sempre lavoravano serenamente senza farne uso, avrebbero da quel momento tagliato fuori quelli che non erano registrati e questo non era per niente nello stile hacker. RMS si mise a fare propaganda anti password, incoraggiava la gente ad usare la stringa di testo vuota per non limitare gli accessi ai computer. Violò anche l’algoritmo di crittazione per accedere al file con le password delle persone; fatto questo mandava messaggi a quelli che si collegavano al sistema con scritto: “Vedo che hai scelto la password [xxxxxx]. Ti consiglo di cambiarla con “return”. È più semplice da usare e sostiene il principio che non ci dovrebbero essere password.” Ottenne che un quinto degli utenti lo fece. In seguito a ciò, il laboratorio installò un sistema di password ancora più sofisticato e non fu semplice per RMS violarlo di nuovo, ma ci riuscì. Fece in modo che il programma rivelasse le password a chiunque fosse interessato, ma non bastò a fermare la carica degli accessi identificati. Quelli della sicurezza arrivarono anche a minacciare di scollegare la macchina del Lab da Arpanet, interrompendo il flusso con le altre attive comunità hacker connesse. Non era infatti secondo loro possibile che un computer collegato alla rete del Ministero della Difesa fosse accessibile a chiunque passasse per la strada! Ma l’A.I. Lab non aveva intenzione di cambiare idea e fino ad allora avevano dimostrato di lavorare benissimo senza i metodi di segretezza e che la possibilità per tutti di accedere ai file di tutti era un metodo costruttivo, era la cosa giusta. Il vero problema però, era che sempre meno gente capiva quest’ottica di lavoro e di condivisione e vedeva la possibilità degli altri di accedere ai loro file come una minaccia di distruzione, furto o sabotaggio. RMS, da quel momento, entrò in guerra con quei metodi che lui considerava “fascisti”, entrava in sciopero con tutto il laboratorio, oppure trattava gli amministratori dei laboratori di informatica con la loro stessa moneta. Infatti, quando scrisse la nuova versione di Emacs, non diede l’autorizzazione ad usarlo, loro non condividevano e lui non condivideva, anche se si rendeva conto che così ci avrebbero rimesso anche gli utenti che di fatto invece lo facevano. Ma lo avevano costretto. Non erano comunque solo le password la preoccupazione principale: infatti, RMS era sempre più solo nella sua lotta, i nuovi hacker che arrivavano, come i loro predecessori, volevano ricercare e scrivere nuovi programmi, ma avevano imparato a lavorare su piccole macchine, con sistemi operativi pre-installati protetti da Copyright. Per Stallman tutto ciò era una bestemmia e diceva: “Non credo che il software debba avere una proprietà, perché questa pratica mina l’umanità dal profondo, impedisce alla gente di ottenere il massimo vantaggio dall’esistenza dei programmi”. Ma quando faceva questa dichiarazione, era il 1983, oramai il “male” era già entrato al Tech Square e secondo lui fu tutta colpa dello scisma Lmi/Symbolics. In quell’occasione era crollato un pilastro portante del tempio hacker e disprezzava entrambe le aziende per questo. Rimase tuttavia all’Lmi, ma solo perché riconosceva che era quella che delle due aveva rispettato l’A.I. Lab e addirittura fece qualcosa di stupefacente. Da quando la Symbolics si era formata i programmi installati sulle macchine dei laboratori di informatica all’MIT venivano tutti da là e RMS non trovava giusto che gli hacker della Symbolics non condividessero le nuove implementazioni con quelli del Lab. Per questo motivo si dedicò per più di un anno a cavallo tra il 1982 e il 1983 a quello che lui definiva Reverse Engineering: quando la Symbolics forniva gli aggiornamenti dei programmi all’istituto, Rms li studiava, li capiva e provava a fare la stessa cosa con metodi diversi. Così facendo non avrebbe interrotto il flusso di scambio di informazioni, ma allo stesso tempo non duplicava il codice scritto alla Symbolics, anche se a dire il vero lui non ci avrebbe trovato nulla di immorale nel farlo. Era un lavoro molto impegnativo e sia Greenblatt che Gosper riconobbero l’eccezionalità dell’operato di Rms: lui da solo aveva fatto un lavoro che avrebbero fatto una dozzina dei migliori hacker con un risultato pressoché perfetto, nonostante non avesse nessuno con cui “litigare” durante le sessioni notturne. Tutto questo Noftsker lo considerava “furto di segreti industriali” e non aveva senso che Stallman facesse tutto questo dato che l’MIT aveva già i programmi. Era evidente per Noftsker che lo faceva soltanto per dare i programmi alla Lmi, ma era proprio questo il punto. Lui effettivamente, oltre a non voler impedire che arrivassero le informazioni all’Lmi, voleva dar fastidio alla Symbolics, perché identificava in essa la causa principale del declino dell’A.I. Lab; se prima aveva l’esempio concreto di un gruppo che funzionava anarchicamente, senza restrizioni di segretezza, ora non poteva più, tutto era stato infettato. Stallman si sentiva “l’ultimo sopravvissuto di una civiltà scomparsa”. Dopo l’impresa del reverse engineering, lasciò l’MIT con un nuovo progetto: scrivere una versione gratuita e OPEN SOURCE del popolare sistema operativo UNIX che per questo motivo chiamò GNU, acronimo di Gnu’s Not Unix (Gnu non è Unix), questo per poter continuare ad usare i computer ma senza violare i principi hacker che erano sempre più deboli e sperando così di spingere ad altri piccoli atti come il suo per mantenerli vivi.

Nel 1985 scriverà “Il Manifesto GNU” dove in un paragrafo mette in chiaro cos’è e da dove arrivò la necessità di realizzare il progetto GNU:

 

Cos’è GNU? Gnu’s not Unix!

GNU, che sta per “Gnu’s Not Unix” (Gnu Non è Unix), è il nome del sistema software completo e Unix-compatibile che sto scrivendo in maniera di poterlo distribuire liberamente a chiunque lo voglia utilizzare. Molti altri volontari mi stanno aiutando. Abbiamo gran necessità di contributi in tempo, denaro, programmi e attrezzatura.

Fino ad ora abbiamo un editor Emacs, fornito di Lisp per estenderne i comandi, un debugger simbolico, un generatore di parser compatibile con yacc, un linker e circa 35 utility. È quasi pronta una shell (interprete di comandi). Un nuovo compilatore C portabile e ottimizzante ha compilato se stesso e potrebbe essere pubblicato quest’anno. Esiste un inizio di kernel, ma mancano molte delle caratteristiche necessarie per emulare Unix. Una volta terminati il kernel e il compilatore sarà possibile distribuire un sistema GNU utilizzabile per lo sviluppo di programmi. Useremo TeX come formattatore di testi, ma lavoriamo anche su un nroff. Useremo inoltre il sistema a finestre portabile libero X. Dopo di che aggiungeremo un Common Lisp portabile, il gioco Empire, un foglio elettronico e centinaia di altre cose, oltre alla documentazione in linea. Speriamo di fornire, col tempo, tutte le cose utili che normalmente si trovano in un sistema Unix, ed anche di più.

GNU sarà in grado di far girare programmi Unix, ma non sarà identico a Unix. Apporteremo tutti i miglioramenti che sarà ragionevole fare basandoci sull’esperienza maturata con altri sistemi operativi. In particolare abbiamo in programma nomi più lunghi per i file, numeri di versione per i file, un filesystem a prova di crash, forse completamento automatico dei nomi dei file, supporto indipendente dal terminale per la visualizzazione e forse col tempo un sistema a finestre basato sul Lisp, attraverso il quale più programmi Lisp e normali programmi Unix siano in grado di condividere lo schermo. Sia C che Lisp saranno linguaggi per la programmazione di sistema. Per le comunicazioni vedremo di supportare UUCP, Chaosnet del MIT ed i protocolli di Internet.

GNU è inizialmente orientato alle macchine della classe 68000/16000 con memoria virtuale, perché sono quelle su cui è più facile farlo girare. Lasceremo agli interessati il lavoro necessario a farlo girare su macchine più piccole. 

Vi preghiamo, per evitare confusioni, di pronunciare la ‘G’ nella parola ‘GNU’ quando indica il nome di questo progetto. [N.d.T.: questa avvertenza serve ad evitare che in inglese “GNU” sia pronunciato come la parola “new”].

Perché devo scrivere GNU

Io penso che la regola d’oro richieda che se a me piace un programma devo poterlo condividere con altra gente che lo apprezza. I venditori di software vogliono dividere gli utenti e conquistarli, costringendo ogni utente a non condividere il programma con altri. Io mi rifuto di rompere in questo modo la solidarietà con gli altri utenti. Io, in coscienza, non posso firmare un accordo di non condivisione o un accordo su una licenza software. Per anni ho lavorato nell’Artificial Intelligence Lab per contrastare queste tendenze, ma alla fine non ce l’ho fatta: non potevo rimanere in una istituzione dove queste cose sono fatte contro la mia volontà. Per far sì che io possa continuare a usare i computer senza disonore, ho deciso di mettere insieme un corpo sufficiente di software “free” in modo da poter tirare avanti senza software che non fosse libero. Mi sono licenziato dagli AI Lab per impedire al MIT qualsivoglia cavillo legale che mi potesse vietare di distribuire GNU.

 

Nel manifesto Stallman descrive anche come tutti quanti possono e devono collaborare al progetto senza però tirare in ballo la questione della proprietà delle modifiche:

 

Come sarà reso disponibile GNU

GNU non è di “dominio pubblico”. A chiunque sarà permesso di modificare e ridistribuire GNU, ma a nessun distributore sarà permesso di limitare la sua ulteriore distribuzione. In altre parole, modifiche proprietarie non saranno permesse. Voglio essere sicuro che tutte le versioni di GNU rimangano libere.

Perché molti altri programmatori vogliono dare il loro aiuto

Ho trovato molti altri programmatori esaltati da GNU e che vogliono dare il loro aiuto. Molti programmatori sono scontenti della commercializzazione del software di sistema. Questo può metterli in condizione di fare più soldi, ma in generale li fa sentire in conflitto con altri programmatori invece di sentirsi compagni. Il fondamentale atto di amicizia tra programmatori è la condivisione dei programmi; I marchingegni di marketing attualmente in uso proibiscono sostanzialmente ai programmatori di trattare gli altri come amici. Il compratore di software deve scegliere tra l’amicizia e l’obbedienza alla legge. Naturalmente, molti decidono che l’amicizia è più importante. Ma coloro i quali credono nella legge, spesso non si sentono a proprio agio con nessuna delle due scelte. Essi diventano cinici e pensano che programmare sia soltanto un modo per fare soldi. Lavorando a GNU e usandolo invece dei programmi proprietari, possiamo essere amichevoli verso chiunque e rispettosi della legge. In più, GNU costituisce un esempio da imitare, e che spinge altri nell’unirsi a noi nel condividere programmi. Ciò può darci una sensazione di armonia che sarebbe impossibile se ni usassimo software non libero. Per quasi la metà dei programmatori con cui parlo, questo rappresenta una felicità importante che il denaro non può sostituire.

 

In merito alla “non proprietà” dei programmi, nel 1989, RMS definì insieme con Eben Moglen, professore di legge e storia legale presso la Columbia Law School di New York, che qui appariva in veste di consulente legale per l’organizzazione GNU, la  GNU General Public License (GPL), che assicurava all’utente libertà di utilizzo, copia, modifica e distribuzione. In completa contrapposizione a quelle di software proprietario, la GPL ebbe subito gran successo ed è oggi la più diffusa licenza per il software libero. Stallman scelse di partire dal sistema UNIX perché era già utilizzato da molte persone e perché gli pareva un sistema buono di partenza: infatti, nel manifesto GNU scrive “Unix non è il mio sistema ideale, ma non è poi così male. Le caratteristiche essenziali di Unix paiono essere buone e penso di poter colmare le lacune di Unix senza rovinarne le caratteristiche. E adottare un sistema compatibile con Unix può risultare pratico anche per molti altri”. UNIX è un sistema operativo multi-tasking e multi-utente, sviluppato nel 1969 da un gruppo di impiegati della AT&T (American Telephone & Telegraph, l’azienda che controllava le linee telematiche in America) presso i Bell Laboratories. Tra questi Ken Thompson e Dennis Ritchie. UNIX era nato per poter eseguire un programma chiamato “Space Travel” che simulava i movimenti del Sole e dei pianeti, così come il movimento di una navicella spaziale che poteva atterrare in diversi luoghi. Inizialmente fu sviluppato in Assembly, ma nel 1973 fu riprogrammato in C1, semplificandone lo sviluppo successivo e conferendogli maggiore “portabilità”, ovvero la possibilità di essere usato su hardware diversi fra loro. L’origine di Unix la si trova nel precedente sistema Multics, sviluppato nel 1964, in collaborazione tra MIT, AT&T e Bell Laboratories. Multics però venne abbandonato ben presto perché ritenuto troppo complesso: era nato, infatti, con presupposti molto avanzati per l’epoca e, in particolare, era un sistema operativo in grado di supportare l’esecuzione di applicazioni in Timesharing. Gli hacker dell’MIT giudicavano, addirittura, Multics “cerebroleso” dato che il sistema Timesharing non permetteva all’utente la totale disposizione della macchina, decisamente una caratteristica “perdente”. Già a partire dalla sua riscrittura UNIX divenne punto di partenza per lo sviluppo di altre versioni dello stesso e di software derivati. La prima fu BSD (Berkeley Software Distribution) che sta alla base, per esempio, dei sistema operativo della Apple (l’odierno Mac OS X). Ma la sua versione più significativa e che fece apportare delle modifiche anche a GNU fu quella realizzata dal finlandese Linus Torvalds nel 1991, che allora era uno studente ventunenne scontento del software Minix che era fornito alla sua università. Minix era un sistema “Unix-like”, ovvero basato su UNIX, destinato soprattutto alla didattica che era stato sviluppato da Andrew Tanenbaum, professore ordinario di sistemi di rete all’università di Amsterdam. Dato che in quel periodo era arrivata da poco l’architettura a 32bit (ovvero che supporta istruzioni a 32bit) e Minix non era in grado si supportarla, Linus si mise a buttare giù delle idee per un nuovo sistema operativo; era il mese di Aprile. Il 25 agosto 1991 scrisse un post su comp.os.minix, un newsgroup sulla rete Usenet:

 

« Sto programmando un sistema operativo (gratuito e solo per hobby, non 

vuole essere grande e professionale come GNU) per cloni di AT 386(486). 

È in preparazione da Aprile, e sta iniziando a funzionare. Mi piacerebbe sapere cosa vi

piace e non vi piace in Minix, siccome il mio Sistema Operativo gli assomiglia in parte

(fra le altre cose, lo stesso layout fisico del filesystem, per ragioni pratiche). 

Ho convertito la shell bash (v.1.08) e GCC (v.1.40), e sembrano funzionare. 

Ciò denota che otterrò qualcosa di funzionante in pochi mesi e mi piacerebbe 

sapere quali funzionalità vuole la maggior parte della gente. Ogni suggerimento 

è ben accetto, anche se non posso promettervi che lo implementerò. »

 

In quel momento in realtà Linus stava progettando un kernel di un (nuovo) sistema operativo. E grazie a questo post lo sviluppo per quello che si sarebbe poi chiamato LINUX, in onore al suo creatore (gioco tra il nome Linus e Unix), aveva trovato un gran numero di collaboratori che aiutarono Torvalds nell’impresa, con codice e suggerimenti. E il 5 ottobre 1991 Linus è già pronto per rilasciare la versione 0.02 del kernel. L’architettura scelta da Torvalds era quella monolitica, cioè con il kernel che gestisce praticamente tutte le operazioni fondamentali della macchina, a differenza della più moderna architettura a microkernel che gestisce solo alcune operazioni, al bisogno mentre esegue gli altri programmi. Questo fu causa di un dibattito molto acceso con lo stesso Andrew Tanenbaum all’inizio del 1992 sul newsgroup comp.os.minix dove Linus postava i suoi resoconti sul progetto, ma non fu tuttavia un ostacolo insuperabile. Nel febbraio 1992, quando era uscita ormai la versione 0.12 di Linux, Torvalds registrò il suo software sotto la GPL, al posto della licenza che si era auto-elaborato precedentemente. Questo fece sì che, come lui voleva, il software non fosse commercializzato, ma distribuito gratuitamente. A questo punto, il kernel Linux venne scelto per diventare il kernel di riferimento per GNU, che, come era indicato già nel manifesto di sette anni prima, era ancora alla ricerca di una versione definitiva per il suo kernel. Come GNU, molti altri software da allora hanno cominciato ad appoggiarsi al kernel Linux: i software di questo tipo sono chiamati “distribuzioni” o “distro” e sono create da comunità di sviluppatori o società, che scelgono, preparano e compilano i pacchetti da includere; è per il cosiddetto “parco software” che le distribuzioni si distinguono. Le più diffuse oggi sono in ordine alfabetico: Arch Linux, Backtrack, CentOS, Debian, Fedora, Gentoo Linux, Knoppix, Linspire, Mandriva, Mint, OpenSUSE, Puppy, Red Hat Linux, Sabayon, Slackware (definita la più “pura” dal punto di vista degli standard GNU), SLAX, SuSE e Ubuntu, quest’ultima salita alla ribalta per la facilità d’installazione e d’utilizzo e per la disponibilità di frequenti aggiornamenti della versione stabile. Dettaglio non irrilevante è che queste distro derivano o da una stessa distribuzione oppure sono versioni simili di una stessa e questo grazie alla possibilità di personalizzazione e di condivisione poi delle modifiche.

Secondo RMS e secondo la Free Software Foundation (fondata da Stallaman nel 1985 appunto per eliminare le restrizioni sulla copia, sulla redistribuzione, sulla comprensione e sulla modifica dei programmi per computer) per quanto riguarda i sistemi operativi che utilizzano software GNU la dicitura Linux senza prefisso “GNU/” sarebbe stata erronea in quanto il nome Linux era attribuibile al solo kernel e il sistema, strutturato a partire dai componenti dell’originale progetto GNU, avrebbe dovuto più propriamente chiamarsi GNU/Linux. Secondo altri e secondo l’uso della maggior parte degli utenti, degli sviluppatori e delle società coinvolti nello sviluppo del sistema operativo e del software ad esso collegato, il nome Linux è ormai divenuto sinonimo di sistema “Linux based”, cioè di sistema basato sul kernel Linux.

Agli occhi di RMS e del resto del mondo tutto quello descritto qui sopra era un esempio concreto di messa in atto dell’etica hacker! Un grandissimo gruppo di utenti che collaborano a migliorare e personalizzare sempre di più dei software e dei sistemi operativi, senza copyright, senza divieti, senza password e senza denaro. In particolare, oggi lo sviluppo del kernel Linux è sostenuto da un’associazione senza fini di lucro, la Linux Foundation, fondata il 21 gennaio 2007. L’organizzazione si propone di “accelerare la crescita di Linux fornendo un esauriente insieme di servizi per competere efficacemente con le piattaforme closed source”. Il sogno di Stallman sopravvive.

 

 

[1] _ Il C è tecnicamente un linguaggio di programmazione ad alto livello. Tuttavia, poiché esso mantiene evidenti relazioni semantiche con il linguaggio macchina e l’assembly, risulta molto meno astratto di linguaggi anche affini, per cui viene definito anche di medio livello. Il C fu sviluppato principalmente da Dennis Ritchie presso i Bell Labs nel 1972; tuttavia, la sua importanza crebbe solo dopo il 1978 con la pubblicazione, da parte dello stesso Ritchie e Brian Kernighan, del libro “The C Programming Language” nel quale il linguaggio venne definito in modo preciso.

 

 

 

NET E HACKER >>

 

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>